Il Presepe per il popolo partenopeo non è solo un simbolo religioso, ma soprattutto una tradizione e un’espressione artistica che anche le famiglie poco osservanti perpetuano puntualmente in occasione del Natale.
Si narra che anche Carlo di Borbone amasse allestire personalmente il Presepe, con l’ausilio di architetti e scenografi.
L’innata passione e la paziente dedizione dei napoletani per questa forma d’arte è quella stessa di Eduardo De Filippo in Natale in Casa Cupiello. Il suo allestimento diventa un momento di aggregazione e di armonia familiare. È difficile non lasciarsi coinvolgere, così come è difficile -a lavoro concluso -non cercare il consenso per il capolavoro realizzato. È emblematica la frase del capofamiglia Cupiello: “T’ piace ‘o presepe, ‘a papà?”
È questa la napoletanità più vera che si respira lungo via San Gregorio Armeno. Qui si susseguono ininterrottamente decine di piccole botteghe artigiane che si prolungano fin sulla strada, attraverso coloratissime bancarelle stracolme di personaggi e decorazioni di ogni forma e prezzo. Alcuni sono vere e proprie opere d’arte, frutto del lavoro di famiglie artigiane che si tramandano il mestiere da intere generazioni.
La strada si trasforma involontariamente in un mercatino, in cui in ogni giorno dell ‘anno si respira un’ atmosfera tipicamente natalizia, con l’odore di sughero e muschio, e dal quale è difficile districarsi nell’intero mese di dicembre, quando a inebriare l’aria è anche l’ odore degli struffoli e dei roccocò.
Qui si trova, oltre al Presepe già composto, tutto ciò che può servire per il suo allestimento: dalle case di cartone e sughero, ai personaggi di ogni forma e con i ruoli più diversi (il macellaio, il fruttivendolo, il panettiere, la lavandaia, il pescatore, il fabbro); dagli animali a ogni altro piccolo accessorio (le stoviglie, il braciere, il pozzo).
La creatività partenopea si sbizzarrisce come non mai e accanto alle statuine classiche se ne trovano altre calate nella quotidianità. È così che alla Madonna, a San Giuseppe e al Bambino si affiancano i personaggi del momento (Luciano Moggi con tanto di cellulare in seguito allo scandalo Calciopoli) o ancora statuine che intendono omaggiare i beniamini partenopei come Totò, Massimo Troisi o Eduardo.
I personaggi del Presepe possono essere di plastica o in terracotta, dipinti a mano o con gli abiti in stoffa cuciti su misura, dotati di occhi di vetro, snodati e in tutto simili a quelli del Settecento che hanno reso famosa nel mondo l’ arte presepiale napoletana.
E non mancano gli elementi tecnologici: oggetti e personaggi meccanici azionati dall ‘energia elettrica come mulini a vento, cascate, pizzaioli che infornano la pizza. Si rischia di trascorrere le ore a osservare i dettagli delle ricostruzioni delle casette, curiosando magari attraverso le finestre semiaperte, dalle quali spesso si intravedono gli arredi della camera da letto o della cucina (il letto con le lenzuola e il cuscino, la tavola imbandita con i piatti).
E che dire delle prosperose donne che, affacciate sui balconi, sono intente a stendere i panni? Le tre scene classiche, presenti anche nel più piccolo Presepe, sono tre: la scena della Natività, della Locanda e dei Magi. Non c’è Presepe in cui, poco distante dalla capanna, non vi sia un banchetto apparecchiato con piatti luculliani e con commensali seduti con fare soddisfatto.
Durante il periodo natalizio ogni locale pubblico allestisce ed espone un proprio Presepe, così come le chiese mettono in mostra dei veri e propri gioielli dell’arte partenopea. Tra i capolavori spicca il Presepe Cuciniello nel museo di San Martino, al Vomero.
Via San Gregorio Armeno ha mantenuto per secoli quella vitalità che ancora oggi la contraddistingue. Era un fulcro commerciale già nell ‘ epoca greco-romana, quando il vicino spazio che si è trasformato nell’odierna piazza San Gaetano rappresentava 11 centro della vita politico-amministrativa di Neapolis. Era questo il centro artistico culturale ove erano fiorenti le botteghe di pittori, scultori, intagliatori, doratori che con la loro arte hanno impreziosito le chiese e i palazzi della cittadina.
Poco distante da qui vissero Giambattista Vico in via San Biagio dei Librai, e Francesco de Sanctis presso piazza San Domenico Maggiore. È curioso pensare che questa strada -il cui nome è stato dettato da un gruppo di monache basiliane che qui si stanziarono, con le reliquie di San Gregorio vescovo d’Armenia, intorno al 726 per sfuggire alla lotta iconoclasta -sia stata casualmente adottata proprio dagli artigiani del Presepe e d’arte sacra.
Qui le monache edificarono l’omonimo monastero, sui resti del tempio pagano di Cerere Attica. Totalmente riedificato alla fine del secolo XVI, l’edificio venne ampliato con la costruzione del chiostro, completato da Cosimo Fanzago e poi decorato in fastose forme barocche con notevoli pitture di Francesco Solimena e Luca Giordano, e due organi intagliati e dorati. L’interno di questa chiesa, come la strada su cui si affaccia, riassume la straordinaria ricchezza d’inventiva degli artisti napoletani. (gt)

